Ci sono storie che non seguono un iter prestabilito. Vicende che, a uno sguardo superficiale, possono apparire improvvise o incomprensibili, ma che in realtà, per chi osserva con attenzione, risultano chiare, persino prevedibili. È il caso di quanto accaduto a Mazara del Vallo, con l’azzeramento della giunta: un evento che molti definiscono sorprendente o fallimentare, ma che, a ben vedere, rappresenta l’epilogo naturale di dinamiche politiche ormai consolidate.
In questa realtà, più che leggere programmi elettorali, si costruiscono palcoscenici. La politica si trasforma in rappresentazione, in una messa in scena studiata per catturare consenso, spesso attraverso promesse — soprattutto lavorative — che trovano terreno fertile in un contesto, quello del Sud, dove il lavoro diventa troppo spesso qualcosa da elemosinare. Così, in una città in cui l’apparenza prevale sul buon senso, il voto finisce per essere espressione di interesse personale più che di adesione a un progetto collettivo.
L’azzeramento della giunta, allora, non è un’anomalia ma una conseguenza. I quadri dirigenziali si rimescolano, si sostituiscono, non per rilanciare un’azione amministrativa, ma per fare spazio e soddisfare equilibri politici, per “ricompensare” chi ha contribuito alla vittoria elettorale. In questo modo, il mandato amministrativo diventa una distribuzione di favori anziché un percorso di crescita per la città. A beneficiarne sono i singoli, non la collettività.
Ed è proprio qui che emerge la fragilità delle politiche amministrative: sono la base su cui si costruisce tutto il resto. Se questa base è debole, compromessa da logiche individualistiche, anche i livelli più alti ne risentono inevitabilmente.
Ma cosa dovrebbe fare una vera amministrazione? La risposta, in fondo, è semplice. Dovrebbe occuparsi con serietà dell’ordinario, senza trasformarlo in straordinario: acqua, rifiuti, strade, illuminazione, recupero delle aree abbandonate, sviluppo urbano, sicurezza. Dovrebbe essere presente sul territorio e nelle istituzioni. E soprattutto dovrebbe avere una visione: un progetto chiaro di sviluppo economico, sociale e turistico, capace di attrarre investimenti e di alimentare una reale prospettiva di crescita.
Fondamentale è anche la squadra: un gruppo coeso, che creda nel progetto comune e non nella conquista di una poltrona. Senza questa condizione, qualsiasi obiettivo diventa irraggiungibile.
Alla luce di tutto questo, resta una constatazione amara: al di là delle ambizioni personali e delle scalate individuali, sembra mancare un reale interesse per la città. La politica, per sua natura, dovrebbe essere servizio alla polis, alla comunità. Quando diventa invece strumento di interesse personale, il risultato è inevitabile: il declino.
Mazara del Vallo, oggi, ne è una dimostrazione autentica. E purtroppo non è un caso isolato, ma il riflesso di una realtà più ampia, che continua a penalizzare il Sud e a relegarlo, ancora una volta, all’ultimo gradino.
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