Oltre settant’anni di “guerra del pesce” non sono sufficienti per convincere la politica italiana a difendere il tratto di mare storicamente tra i più pescosi e contesi nel mar Mediterraneo: il Canale di Sicilia. Non è un paradosso, la politica italiana di tutti gli schieramenti e di tutte le stagioni dal dopoguerra ad oggi, ha relegato la pesca d’altura siciliana nel dimenticatoio, nel più assoluto anonimato. I fatti recenti parlano chiaro, emettono una sentenza senza appelli che danneggia gli imprenditori ittici siciliani specializzati nella pesca a strascico d’altura. Cos’è accaduto? E’ stato compiuto dal governo italiano un passo in avanti per farne uno indietro, un pò come il gambero rosa del Mediterraneo (parapenaeus longirostris) che per sfuggire ai suoi predatori, vive nei fondali marini tra i 150 ed i 700 metri di profondità, contrae rapidamente i muscoli addominali, arcuando il corpo e sbattendo la coda a ventaglio per un’accelerazione improvvisa all’indietro.
Succede che, con l’approvazione in Consiglio dei Ministri, lo scorso 22 luglio, del regolamento per la proclamazione delle zone economiche esclusive (zee) nel Mediterraneo e la successiva pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del Decreto del Presidente della Repubblica n. 193 del 26 settembre 2025, è stato escluso lo Stretto di Sicilia. Quel tratto di mare che nella suddivisione del Mediterraneo in aree di gestione per la pesca, è conosciuto come GSA 16. La “GSA 16 pesca” si riferisce alla Zona Geografica di Pesca 16, che comprende lo Stretto di Sicilia e il Sud della Sicilia, un’area cruciale gestita a livello europeo per la conservazione delle risorse ittiche come nasello, triglia e gambero rosa, con specifici piani di gestione che impongono fermi obbligatori, divieti di pesca a strascico in certe zone (come le Zone di Tutela Biologica) e gestione dello sforzo di pesca, come evidenziato dai decreti annuali emanati sia dalla Regione Sicilia che dal Ministero dell’agricoltura (MASAF).
L’esclusione del Canale di Sicilia dal regolamento sulle zee, rappresenta una decisione politica grave e inspiegabile che vanifica da un lato le buone intenzioni del governo Meloni nel difendere concretamente gli interessi nazionali via mare e dall’altro finisce col penalizzare economicamente le imprese ittiche mazaresi e siciliane e soprattutto mortificare il sacrificio di intere generazioni di pescatori mazaresi, protagonisti involontari di una “guerra del pesce” mai finita che ha abbandonato sul campo morti e feriti, lasciando una ferita incolmabile nella operosa comunità marinara della città del Vallo.
In sede di prima applicazione della legge 14 giugno 2021, n. 91, che ha introdotto in Italia la ZEE, l’esecutivo nazionale si è assunto la responsabilità dell’istituzione e delimitazione della zona economica esclusiva limitatamente al Mare Tirreno, al Mare Ionio e a parte del Mare Adriatico, escludendo, in tale maniera, il Canale di Sicilia dalla regolamentazione sulla delimitazione del tratto di mare ai fini della tutela degli interessi della pesca.
Eppure, nonostante si sia dotata per ultima tra i Paesi che si affacciano nel Menìditerraneo dello strumento di diritto internazionale, l’Italia ha già chiuso accordi bilaterali sulla delimitazione degli spazi di mare a tutela dei propri interessi economici e strategici oltre le 12 miglia delle acque territoriali nazionali. Con la Francia nel 1986 ha siglato una Convenzione relativa alla delimitazione delle frontiere marittime nell’area delle Bocche di Bonifacio. Con la Grecia nel 2020 un Accordo sulla delimitazione delle rispettive zone marittime e con la Croazia la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive nel mar Adriatico. Di avviare trattative con Algeria, Tunisia e Libia per la delimitazione del tratto di mare pescoso e ricco di specie ittiche di elevato pregio commerciale, il governo Meloni, non vuol saperne. Troppi interessi energetici tengono banco nelle relazioni con i Paesi del Maghreb? Quali rischi correrebbe il nostro Paese nell’aprire il canale diplomatico per tracciare i confini marittimi? Troppo pericoloso per via della tratta degli immigrati che interessa proprio il Mediterraneo Centrale? Interrogativi che colpevolmente non trovano risposta.
Eppure il Canale di Sicilia è quel tratto di mare che ha fatto la storia per il ripetersi di atti di guerra a danno di inermi pescatori dediti all’attività di cattura in alto mare di specie pregiate come il gambero rosa o il famoso gambero rosso (aristaeomorpha foliacea), fiore all’occhiello della marineria più grande d’Italia. La “guerra del pesce” è un termine che indica vari conflitti reali per le risorse ittiche in varie parti del mondo. I più famosi sono gli scontri per l’estensione delle acque territoriali di pesca e le tensioni nel Mediterraneo, soprattutto per i pescatori di Mazara del Vallo con Libia, Tunisia, ma anche con l’Algeria. Oltre settant’anni di sequestri e sparatorie per il controllo delle aree più ricche di pesce, fino alle dispute più recenti che hanno visto protagonisti passivi i pescatori siciliani, vittime di veri e propri atti di guerra perpetrati dalle imbarcazioni militari libiche, tunisine o algerine. Quasi tre quarti di secolo di scontri che hanno provocato, spesso e volentieri, feriti financo alla perdita di vite umane, non è stato sufficiente per convincere il governo italiano ed il suo ministro della pesca, peraltro di origine siciliana, ad avviare una nuova fase di politica internazionale per la delimitazione dei pescosi tratti di mare dello Stretto di Sicilia, a difesa degli interessi nazionali e dell’economia peschereccia siciliana, storicamente specializzata nella pesca d’altura. Un’esclusione che lascia l’amaro in bocca tra gli operatori della pesca ma che non ha fatto registrare alcuna levata di scudi da parte dei pescatori o delle associazioni datoriali rappresentative degli interessi delle imprese di pesca. Mancano le forze? No, è molto più probabile che manchi la fiducia verso la politica, rea di aver relegato la pesca d’altura tra i problemi irrisolti dal dopoguerra ad oggi. La marineria siciliana vive nella sfiducia e nella rassegnazione. L’Unione Europea ha deciso di debellare la pesca d’altura nell’immobilismo dei rappresentanti italiani a Bruxelles e Strasburgo. La decisione del governo italiano di escludere dalla regolamentazione della zee nel Mediterraneo proprio del Canale di Sicilia è una dichiarazione di sottomissione ai poteri economici e finanziari comunitari? E’ la resa incondizionata alla folle decisione della Commissione europea di azzerare la pesca d’altura a totale beneficio delle marinerie dei Paesi del Maghreb? Domande alle quali i politici, di qualsiasi livello istituzionale e schieramento dovrebbero responsabilmente rispondere agli operosi pescatori siciliani, condannati ai soprusi ed alla povertà.
Giuseppe Messina



















