Partono da una «premessa logico-sistematica» per dire che «un latitante della caratura di Messina Denaro Matteo non può esporsi al rischio di affidarsi a soggetti ignari». Poi il tribunale di Marsala (Trapani) mette in fila tutti i fatti contestati al medico Alfonso Tumbarello e ritiene «raggiunta la prova, oltre ogni ragionevole dubbio, che l’imputato ha consapevolmente posto in essere una condotta funzionale a garantire l’accesso del latitante alle cure sanitarie sotto falsa identità». E’ uno dei passaggi della motivazione – depositata in questi giorni – della sentenza del 10 dicembre 2025, con cui Tumbarello, 73 anni, di Campobello di Mazara, è stato condannato a 15 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa e falso. Il sanitario avrebbe cioè assicurato a Messina Denaro, che si presentava da lui personalmente oppure facendogli avere le certificazioni a nome del suo alias, Andrea Bonafede classe ‘63, ogni possibilità di assistenza e di cura a carico del Servizio sanitario nazionale, nella piena consapevolezza che la persona colpita da una gravissima forma di tumore non fosse Bonafede, che conosceva da bambino, ma il boss di Castelvetrano, rimasto in fuga per trent’anni e catturato il 16 gennaio 2023, davanti alla clinica La Maddalena di Palermo. Accolte così le tesi del pm della Dda del capoluogo siciliano, Gianluca De Leo, che ha svolto le indagini e rappresentato l’accusa.
La ricostruzione della procura è riuscita infatti a «escludere radicalmente», secondo il collegio presieduto da Vito Marcello Saladino, a latere l’estensore Francesca Maniscalchi e Massimiliano Alagna, «l’ipotesi di una inconsapevole adesione a dinamiche fraudolente altrui», come se cioè il medico fosse stato ingannato dal paziente e dalla cerchia di persone che gravitavano attorno a lui: risulta così «accertata, al di là di ogni ragionevole dubbio, la piena consapevolezza da parte di Tumbarello Alfonso della reale identità del paziente che si celava dietro il suo assistito Bonafede Andrea classe ‘63, ossia il latitante Messina Denaro Matteo», ma anche «la cosciente e volontaria falsificazione dell’intestazione delle prescrizioni sanitarie emesse, così concorrendo, in modo non certo occasionale ma continuativo e ripetuto per ben due anni, alla cura in tutta sicurezza di Messina Denaro, permettendogli di fatto di continuare a sottrarsi alle ricerche e restare al vertice di Cosa Nostra trapanese».
Depone in questo senso anche una vicenda antica e mai chiarita a fondo, la collaborazione col Sisde dell’ex sindaco di Castelvetrano Tonino Vaccarino, che, per agganciare Messina Denaro, nel 2003 incontrò nello studio medico di Tumbarello il fratello del latitante, Salvatore. Il contatto tra l’ex esponente democristiano e il boss ci fu, durò per un paio d’anni, fino al 2006, con il famoso carteggio tra «Alessio», nome in codice di Matteo Messina Denaro e «Svetonio», l’alias che lo stesso capomafia, piccandosi di conoscenze e studi classici, aveva dato a Vaccarino. La cattura però non riuscì, per l’estrema prudenza del boss stragista. «L’imputato, pur privo di stabile inserimento nell’organizzazione mafiosa – conclude la sentenza – ha consapevolmente contribuito alla realizzazione e al mantenimento dell’evento tipico del reato associativo, consentendo al suo vertice di proseguire la latitanza e di continuare a esercitare le proprie funzioni di direzione e coordinamento del sodalizio». Tumbarello dunque non ha dato un «apporto» tale da «potersi ricondurre a un mero favore personale», ma «ha inciso direttamente sulla capacità operativa e sulla continuità dell’associazione mafiosa, integrando un contributo causale pienamente rilevante ai fini della configurabilità del concorso esterno, in quanto funzionale al mantenimento in vita dell’organizzazione criminale nel suo momento di massima vulnerabilità». Respinta così la tesi della difesa, secondo cui il superlatitante si sarebbe affidato «a un medico inconsapevole, esposto in modo costante e non controllato al rischio di accorgersi della sostituzione soggettiva: evenienza che, per la sua intrinseca instabilità, si pone in radicale contrasto con le modalità di gestione della latitanza di un soggetto del livello di Messina Denaro Matteo».
Fonte: gds.it























