Controllare i figli sui social è un pensiero comune per molti genitori, ma usare un profilo falso per farlo può avere conseguenze penali?
Vediamo insieme.
D.: <<Mio figlio passa ore sui social e non vuole dirmi con chi parla. Se mi faccio un profilo falso per controllarlo, rischio qualcosa oppure è solo un modo per proteggerlo?»
R.: “Sempre più genitori, preoccupati per l’attività online dei figli, pensano di creare un profilo falso sui social per “osservarli da vicino”.
Ma è un comportamento legale o si rischia di commettere un reato?
In linea generale, creare un profilo falso non è di per sé un reato, ma può diventarlo in alcune circostanze.
L’articolo 494 del codice penale (“sostituzione di persona”) punisce chi, fingendosi un altro soggetto, induce qualcuno in errore per ottenere un vantaggio o arrecare un danno.
Se il genitore utilizza un’identità inventata
senza scopi illeciti, di solito non si configura un reato. Tuttavia, se si spaccia per una persona reale o usa l’inganno per entrare nella cerchia privata del figlio, il rischio penale esiste.
Anche sul piano della privacy, la condotta è problematica.
Il Regolamento europeo 2016/679 (GDPR) tutela i dati personali di tutti, anche dei minori.
Spiare un figlio attraverso un profilo falso comporta la raccolta occulta di informazioni e può integrare un trattamento illecito di dati, soprattutto quando il ragazzo è abbastanza grande da avere un proprio diritto alla riservatezza.
Il dovere di vigilanza dei genitori (art. 147 c.c.) non giustifica qualsiasi mezzo di controllo.
È lecito monitorare l’attività online dei figli, ma solo in modo trasparente, proporzionato e finalizzato alla loro protezione, non con l’inganno.
In conclusione, creare un profilo falso per spiare un figlio non è consigliabile: raramente è un reato, ma quasi sempre viola la privacy e mina il rapporto di fiducia.
Meglio puntare su dialogo, educazione digitale e strumenti di parental control dichiarati”.
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Avv. Giuseppina Gilda Ferrantello