La tragedia di via Raffaele Castelli, a Mazara del Vallo, lascia sgomenti e, oltre al dolore per la perdita di una vita, impone una riflessione che riguarda la sicurezza degli edifici e lo stato di conservazione del patrimonio immobiliare della città.
Una donna di 86 anni, Rosaria Gianquinto, è morta dopo essere precipitata dal balcone della propria abitazione a seguito del cedimento della struttura. La donna, che si trovava al primo piano, è caduta da un’altezza di circa quattro metri. Soccorsa e trasportata all’ospedale Abele Ajello, è deceduta alcune ore dopo a causa delle gravi ferite riportate. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e, dopo il cedimento, sono state riscontrate condizioni di precarietà dell’immobile. A scopo precauzionale è stato disposto anche lo sgombero della famiglia che occupava il piano terra, trasferita in una struttura a carico del Comune.
Una tragedia che pone inevitabilmente una domanda: quanto è sicuro il patrimonio edilizio della nostra città?
Mazara del Vallo possiede un centro storico di grande valore storico e architettonico, caratterizzato da un tessuto urbano antico, da strade strette e da edifici che, in alcuni casi, necessitano di importanti interventi di manutenzione e recupero. Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto il centro storico. Esistono edifici vecchi e degradati anche in altre zone della città, alcuni dei quali possono presentare condizioni di precarietà che, se trascurate, rischiano di trasformarsi da semplice degrado in un problema concreto per la sicurezza delle persone.
Ed è proprio qui che nasce una riflessione che non può essere archiviata con la fine dell’emozione suscitata dalla tragedia: chi controlla la pericolosità degli immobili?
La risposta non può essere semplicemente individuata nello Stato o nel Comune. La normativa distribuisce responsabilità e competenze tra proprietari, tecnici e amministrazioni, a seconda delle diverse situazioni. Gli uffici comunali hanno specifici compiti di vigilanza sull’attività edilizia e possono intervenire nei casi previsti dalla legge quando emergono situazioni di pericolo.
Ma esiste un altro aspetto, altrettanto importante, che riguarda la realtà quotidiana di molte famiglie: la manutenzione di un immobile ha un costo, e non tutti i proprietari dispongono delle risorse economiche necessarie per affrontare lavori strutturali importanti.
In un periodo nel quale il caro vita pesa sempre di più sui bilanci familiari, chiedere a una persona anziana, a una famiglia con difficoltà economiche o a un proprietario che non dispone di adeguate risorse di sostenere da solo migliaia o decine di migliaia di euro per mettere in sicurezza un edificio può diventare un ostacolo insormontabile.
Eppure la sicurezza delle persone non può dipendere esclusivamente dalla disponibilità economica del singolo.
È proprio in questo spazio che dovrebbe entrare in gioco una politica pubblica seria di prevenzione, controllo e sostegno. Non necessariamente attraverso l’intervento diretto delle istituzioni su ogni proprietà privata, ma attraverso strumenti concreti che consentano di individuare gli immobili maggiormente degradati, effettuare verifiche tecniche nelle situazioni segnalate, sostenere economicamente gli interventi più urgenti e favorire programmi di recupero e rigenerazione urbana.
Il Comune di Mazara del Vallo ha già avviato iniziative legate alla ricognizione e al recupero del patrimonio immobiliare inutilizzato, con particolare attenzione al centro storico e al contrasto del degrado urbanistico, edilizio, ambientale e sociale. Sono iniziative importanti, ma episodi come quello di via Raffaele Castelli dimostrano quanto sia necessario mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza degli edifici e soprattutto sulla prevenzione.
La domanda che una comunità dovrebbe porsi è semplice: bisogna aspettare che un balcone crolli, che un cornicione cada o che una persona rimanga ferita prima di accorgersi che un edificio potrebbe essere pericoloso?
La risposta dovrebbe essere naturalmente no.
La sicurezza edilizia deve partire dalla prevenzione. Occorre individuare le situazioni maggiormente critiche, verificare le condizioni delle parti strutturali più esposte, come balconi, cornicioni, solai e coperture, e intervenire prima che una situazione di degrado si trasformi in un’emergenza.
Sarà la magistratura, insieme agli organi competenti, a stabilire cosa abbia provocato esattamente il cedimento del balcone di via Raffaele Castelli e se vi siano eventuali responsabilità. Non è dunque il momento di attribuire colpe senza conoscere l’esito degli accertamenti. È però il momento di porre una questione più ampia e di chiedersi se sia possibile fare di più per evitare che altre persone possano trovarsi a vivere, magari inconsapevolmente, dentro edifici che presentano condizioni di rischio.
Non si tratta soltanto di una questione privata quando il degrado di un immobile può mettere in pericolo l’incolumità di altre persone. Un balcone, un cornicione o una parte della facciata che rischia di cedere sulla strada può trasformare un problema di manutenzione in un problema di sicurezza pubblica.
Per questo Mazara del Vallo avrebbe bisogno di una vera politica di prevenzione del rischio edilizio, con una ricognizione delle situazioni più critiche, soprattutto nelle zone caratterizzate da edifici più antichi, e con strumenti economici capaci di aiutare anche quei proprietari che, pur volendo intervenire, non hanno la possibilità concreta di sostenere i costi dei lavori.
Perché non basta dire a una famiglia che deve mettere in sicurezza la propria casa se quella famiglia non ha i mezzi per farlo. E non basta intervenire dopo che qualcosa è crollato.
La sicurezza deve essere prevenzione, controllo e sostegno.
La morte di Rosaria Gianquinto non deve rimanere soltanto una drammatica notizia di cronaca. Deve diventare un’occasione per aprire una discussione seria sullo stato degli immobili di Mazara del Vallo e sulla necessità di intervenire prima che il degrado possa trasformarsi nuovamente in tragedia.
Una città si misura anche dalla capacità di proteggere i propri cittadini più fragili e di prendersi cura del proprio patrimonio edilizio. Il modo migliore per onorare la memoria di una donna che ha perso la vita in circostanze così drammatiche potrebbe essere proprio quello di fare in modo che questa tragedia serva a individuare e mettere in sicurezza, prima possibile, tutte quelle situazioni che potrebbero rappresentare un pericolo per altre persone.
Adriana Cavasino



























