Carissimi Operatori pastorali,
concluso il percorso natalizio, prima di pensare a come procedere, è bene chiedersi: che cosa abbiamo vissuto? Che cosa abbiamo testimoniato? Che cosa abbiamo insegnato? Che tipo di presenza è stata la nostra, dentro il contesto sociale del Natale, dell’inizio dell’Anno e della Epifania?
Come Chiesa, non possiamo abdicare al nostro attaccamento al Vangelo e non possiamo consegnare il “nostro “Natale al consumismo e al vuoto valoriale. Dobbiamo avere chiari gli obiettivi esistenziali che il Santo Natale ci offre, la proposta che da esso nasce per le nuove generazioni e verificare se siamo nella giusta direzione.
Abbiamo vissuto 4 settimane di preparazione al Natale, che chiamiamo “Avvento” e poi l’Evento, così come i Vangeli ce lo narrano, focalizzando soprattutto alcune figure che la liturgia ci propone:
𝐋’𝐀𝐧𝐠𝐞𝐥𝐨 𝐆𝐚𝐛𝐫𝐢𝐞𝐥𝐞: il messaggero di Dio che porta belle notizie per il bene dell’umanità.
𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐁𝐚𝐭𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚, 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐄𝐥𝐢𝐬𝐚𝐛𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐞 𝐙𝐚𝐜𝐜𝐚𝐫𝐢𝐚: una famiglia di anziani sterili che accolgono la vita come un dono inaspettato. La vita di un figlio che apre la strada al compimento dell’antica promessa di Dio ad Abramo. La radicalità e il coraggio di Giovanni ci sfidano.
𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞: due giovani innamorati con una promessa di matrimonio, che vengono coinvolti da Dio dentro un misterioso progetto d’amore per l’umanità. La fatica di capire dove Dio li vuole portare e la docilità a collaborare, pur dentro un mistero che li sovrasta. Imparano a conservare e mettere insieme tutti i tasselli che a mano a mano vengono loro offerti, per comprendere meglio fino alla fine. Dove c’è un progetto d’amore lì c’è Dio, ma c’è anche la fatica di cercarlo per porlo a fondamento del proprio amore.
I pastori: i lontani dalla pratica religiosa, vengono accompagnati dal canto degli Angeli dentro una grotta dove si trova una giovane coppia con un bambino appena nato e raccontano con meraviglia tutto quello che hanno udito e visto. I lontani vengono incuriositi ed avvicinati, fatti entrare per primi, per contemplare un mistero divino di amore. È una proposta di prassi per evangelizzare: incuriosire ed accompagnare, dare la possibilità di raccontare ed ascoltare con attenzione, per contemplare insieme l’intervento di Dio.
𝐈 𝐌𝐚𝐠𝐢: figure di intellettuali che cercano e camminano, camminano e cercano ed infine trovano e riconoscono. Indicano la fede come un cammino tracciato da una misteriosa stella, che bisogna sapere individuare, dentro il firmamento delle numerose stelle. Nel cammino di questi uomini le stelle e gli Angeli sono coloro che tracciano il sentiero ed indicano sempre strade inedite.
𝐆𝐞𝐬𝐮̀: il bambino appena nato che tutti riconoscono come Dio, tranne coloro che hanno il cuore indurito ed incattivito: Erode ed i sommi sacerdoti. Il futuro dentro la vita di un Bambino, che è Dio. Umiltà e sobrietà, fragilità e crescita sono gli elementi di cui ogni vita deve sapersi alimentare. Il Bambino di Betlemme, con Maria e Giuseppe, tracciano la strada della nuova umanità e la indicano a tutte le famiglie che si lasciano coinvolgere in questo stile di felicità.
Tutte queste figure le abbiamo messi a fuoco nelle catechesi e nelle diverse celebrazioni, convergono in Gesù Bambino, l’Emmanuele, il Dio incarnato. La grotta di Betlemme è stata il punto di arrivo e sarà il punto di partenza per la nostra fede.
Ma, abbiamo, anche, realizzato alcune attività esplicative di questo mistero d’amore: le quattro candele di avvento, l’addobbo degli alberi che circondano la nostra parrocchia, il presepe, il concerto ed infine il cammino dei Magi.
L’intento è stato quello di coinvolgere tutti – ragazzi, giovani, adulti ed anziani – cercando di permettere a tutti, in modo adeguato alla propria capacità e disponibilità, di ravvivare la propria fede. Abbiamo tentato di fare una proposta articolata e gioiosa per rivitalizzare la nostra fede, che forse è vissuta con una certa stanchezza ed è diventata abitudinaria, e ritrovare le motivazioni originarie ed autentiche.
Devo con gioia costatare la grande disponibilità di tanti operatori pastorali a lasciarsi coinvolgere e a mettersi in gioco, per dare un apporto significativo alla crescita della comunità. Rendo grazie a Dio per tutti voi, che con generosità ed umiltà, disponibilità e gioia, avete saputo armonizzare impegni familiari, lavorativi, sociali ed anche parrocchiali. Il Signore vi ricompensi con la sua grazie per la bella testimonianza di fede che offrite nel nostro territorio.
𝐔𝐧𝐚 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐭𝐚 𝐜𝐫𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐚 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨:
Genitori, aiutateci a capire!
Devo costatare che alcune famiglie della nostra parrocchia portano i ragazzi al catechismo, ma non si lasciano coinvolgere nella celebrazione dei misteri della fede, si assentano nel momento in cui realizziamo, con la celebrazione, quello che abbiamo preparato con la catechesi.
Faccio fatica a capire perché portano i ragazzi al catechismo se poi non vogliono vivere quello che prepariamo insieme con loro e con i loro figli.
Invito i catechisti ad entrare in dialogo con questi genitori per renderci conto di come dobbiamo procedere verso la Pasqua.
Non si tratta di richiamare, né tanto meno di obbligare, quanto di capire che cosa vogliono dalla nostra comunità, se si rifiutano di farne parte e di vivere i momenti in cui celebriamo il mistero della fede, che nel Natale ha il suo punto cardine nella Incarnazione di Dio.
Mentre vi aspetto tutti per la ripresa ordinaria della vita della comunità, con i vari incontri settimanali e con la celebrazione eucaristica domenicale, vi auguro ogni bene e vi assicuro la mia preghiera.