Riceviamo e pubblichiamo integralmente il racconto di un cittadino mazarese….
Stamattina ho preso il treno da Mazara del Vallo verso Trapani.
E, ancora una volta, si è ripresentata la solita storia.
Un guasto.
Un treno fermo.
Passeggeri lasciati ad aspettare.
Informazioni che cambiano continuamente.
In un primo momento il capotreno ci comunica che, una volta risolto il problema, saremmo ripartiti.
Poi arriva la realtà: treno cancellato.
E già questo, purtroppo, non sembra più fare notizia.
Ma il vero scandalo arriva dopo.
Ci troviamo alla stazione di Petrosino–Strasatti, in mezzo alle campagne, e ci viene comunicato che dobbiamo raggiungere a piedi la strada nazionale per poter prendere un autobus sostitutivo.
A PIEDI.
Non dalla stazione.
Non con un servizio sostitutivo organizzato direttamente presso il punto in cui il treno è stato fermato.
A piedi, lungo una strada in mezzo alle campagne.
E allora guardi la scena e ti chiedi:
ma in che Paese siamo?
Vedi persone anziane.
Vedi persone con difficoltà motorie.
Vedi passeggeri con bagagli costretti a percorrere chilometri per raggiungere una strada dove finalmente dovrebbe arrivare un autobus.
E la domanda diventa inevitabile:
era davvero impossibile far arrivare il bus sostitutivo direttamente alla stazione?
Questa non è semplicemente una giornata storta.
È il risultato di una gestione che troppo spesso appare incapace di garantire un servizio pubblico dignitoso, efficiente e realmente accessibile a tutti.
Perché il trasporto pubblico non è un favore.
È un servizio essenziale.
È mobilità.
È lavoro.
È studio.
È sanità.
È dignità.
È diritto alla libertà di movimento.
E soprattutto dovrebbe essere organizzato pensando alle persone, non alla comodità burocratica di chi lo gestisce.
Siamo nel 2026.
Viviamo nell’epoca dell’intelligenza artificiale, dei treni ad alta velocità, delle città intelligenti, della digitalizzazione e dei sistemi di trasporto integrati.
E noi?
Noi siamo ancora costretti a scendere da un treno cancellato e camminare per chilometri in mezzo alle campagne per raggiungere un autobus sostitutivo.
Questa è una vergogna.
Una vergogna che non può più essere normalizzata con il solito:
“Eh, siamo in Sicilia.”
NO.
Essere in Sicilia non può essere una giustificazione per l’inefficienza.
La Sicilia merita infrastrutture moderne.
Merita servizi efficienti.
Merita trasporti degni di una Regione europea.
Merita amministrazioni capaci di programmare, intervenire e soprattutto rispettare i cittadini.
E allora smettiamola anche con la retorica del:
“La Sicilia non va abbandonata.”
Prima di chiedere ai cittadini di restare, bisogna creare le condizioni perché possano scegliere di restare.
Perché una terra non si trattiene con gli slogan.
Si trattiene con il lavoro.
Con i servizi.
Con le infrastrutture.
Con la sicurezza.
Con la sanità.
Con i trasporti.
E soprattutto con una Pubblica Amministrazione capace di funzionare.
Quello che è accaduto stamattina non è soltanto un mio disagio personale.
È la fotografia di un problema molto più grande.
E nel 2026 tutto questo non è più accettabile.
La Sicilia non ha bisogno di essere compatita.
La Sicilia ha bisogno di essere amministrata.
Un cittadino mazarese





























