Alcuni giorni fa è arrivata presso il porto di Mazara del Vallo, trainata da due rimorchiatori, la nave “Snellius”, costruita a Rotterdam dalla Marina militare olandese durante il secondo conflitto mondiale e oggi acquistata da un armatore toscano con l’intento di trasformarla in una nave di lusso.
Lo Snellius sarà ristrutturato dal cantiere Giacalone di Mazara. I lavori dureranno da previsioni circa due anni e verranno effettuati sia in banchina che in cantiere.
L’arrivo dello Snellius in città impone una riflessione sullo stato di salute della cantieristica navale mazarese, un tempo fiore all’occhiello della nostra economia, oggi purtroppo settore sempre più in crisi.
Innanzitutto, bisogna rilevare che la cantieristica navale si configura come una filiera estesa e articolata, che va dalla progettazione alla costruzione, dalla manutenzione alla trasformazione e demolizione di un’ampia gamma di unità: dalle navi da crociera ai traghetti, dalle petroliere ai portacontainer, fino alle navi militari e offshore.
Nella nostra città, e più in generale in Italia, l’“industria del mare” rappresenta un importantissimo valore aggiunto per lo sviluppo economico e per l’innovazione tecnologica, contribuendo a consolidare il nostro Paese come snodo nevralgico delle attività marittime europee e globali.
Inoltre, non si deve dimenticare che la cantieristica navale non include soltanto la manutenzione e il potenziamento delle flotte commerciali, ma incide anche sul turismo, sull’esplorazione e sullo sfruttamento delle risorse energetiche, in particolare quelle sostenibili come ad esempio l’eolico offshore, e sulla sicurezza, attraverso il rafforzamento delle capacità militari marittime.
Per poter sfruttare a pieno le potenzialità di questo settore occorre predisporre un quadro giuridico che favorisca la valorizzazione delle attività portuali, considerando distinzioni legali in base alle funzioni, dimensioni e capacità delle infrastrutture.
Si dovrebbe fare in modo che il Sistema-Paese possieda un’articolazione territoriale che consenta a molteplici attori di proiettarsi a livello internazionale anche attraverso alleanze e partnership commerciali.
Per rilanciare, con i fatti e non solo a parole, il settore della cantieristica navale è necessario un approccio multifattoriale che includa innovazione tecnologica, investimenti in ricerca e sviluppo, formazione di personale qualificato e politiche di sostegno al settore. In particolare, la transizione verso la sostenibilità, con la progettazione e costruzione di navi a basso impatto ambientale, e la digitalizzazione, con l’adozione di tecnologie 4.0, sono elementi chiave per il rilancio.
Saranno in grado le imprese locali di mettersi al passo con le grandi realtà italiane ed europee del settore? La cantieristica navale riuscirà a ritornare il “motore economico” della città?
Avv. Antonino Asaro























