Negli ultimi tempi ha preso piede a Mazara del Vallo una strana tendenza. Alcuni dei nostri “politici locali”, quando si trovano di fronte a critiche sui social media da parte dei cittadini, scelgono di bloccare gli utenti che le esprimono.
Questo comportamento, pur essendo una pratica comune sui social, solleva numerose questioni riguardo alla libertà di espressione e al confronto democratico.
Non dobbiamo dimenticare che i social network possono offrire grandi benefici alla “classe politico-dirigente”. Per i politici, infatti, avere la possibilità di arrivare direttamente ad un gran numero di cittadini, ricevendo a loro volta input dall’elettorato per migliorare la risposta politica, è un’occasione preziosa.
É doveroso ricordare che il diritto di poter esprimere liberamente le proprie opinioni rappresenta uno dei cardini principali di ogni Stato democratico, che permette ad ogni singolo individuo di partecipare al dialogo politico e sociale, contribuendo allo sviluppo della società.
Notoriamente, i “social network” hanno acquisito negli ultimi anni un ruolo fondamentale in molti ambiti della società, anche in politica, favorendo il confronto e il dialogo tra le persone e consentendo loro di partecipare attivamente alla res publica.
La nostra Costituzione, a salvaguardia del diritto alla libertà di espressione di ogni cittadino, all’art. 21 prevede che “…tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…”.
La tutela del diritto alla libertà di espressione è, altresì, garantita sia in ambito europeo che internazionale.
Al riguardo, la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo all’art. 10 tutela il diritto di ogni individuo alla libertà d’espressione, intesa come “… libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera…”; così come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, all’art. 19 prevede espressamente che “…ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere…”.
In tal modo, la tutela del diritto alla libertà di espressione diventa una questione sostanziale e non più meramente potenziale, in quanto ogni cittadino iscritto al social network ha la possibilità di accedere liberamente al cosiddetto “mondo social” ed esprimere le proprie idee politiche e sociali.
Da ciò ne deriva che, se da un lato i social network rappresentano per i governanti un “grande palcoscenico” su cui mostrarsi, con la garanzia di raggiungere e diffondere le proprie idee politiche ai cittadini, dall’altro e contemporaneamente, l’esposizione “social” comporta inevitabilmente anche un “controllo” delle loro azioni e/o omissioni da parte dell’opinione pubblica, che non sempre è in linea con l’operato di chi governa.
Ovviamente i commenti e le critiche dei cittadini devono essere improntate al rispetto e alla moderazione e non devono trascendere nelle offese gratuite, nelle calunnie e nelle diffamazioni.
Nessuno, però, deve dimenticare che la libertà di espressione rappresenta la pietra miliare della democrazia e, in quanto tale, deve essere salvaguardata.
Avv. Antonino Asaro