A Mazara del Vallo torna al centro dell’attenzione una situazione di degrado che riguarda via Emanuele Sansone, una zona abitata e quotidianamente frequentata da numerosi cittadini mazaresi.
Rifiuti ingombranti abbandonati, erbacce e vegetazione incolta, una colonnina elettrica staccata e, più in generale, la sensazione di una porzione di territorio lasciata a sé stessa. A documentare la situazione c’è anche il video realizzato da un concittadino, che ha scelto di denunciare pubblicamente le condizioni in cui versa l’intera zona.
È evidente che una parte del problema nasce dall’inciviltà di chi continua ad abbandonare rifiuti dove non dovrebbe. Un comportamento che va condannato senza esitazioni e che non può essere giustificato in alcun modo.
Ma fermarsi alla responsabilità dei cittadini sarebbe troppo semplice.
Quando un’area presenta per lungo tempo rifiuti ingombranti, erbacce e situazioni di evidente degrado, la questione diventa anche amministrativa e di controllo del territorio.
Una città non può essere governata soltanto attraverso le segnalazioni dei cittadini. La collaborazione dei residenti è certamente preziosa e deve essere incoraggiata, ma non può diventare l’unico strumento attraverso il quale l’amministrazione viene a conoscenza di ciò che accade nelle diverse zone della città.
Il territorio deve essere visto, percorso e controllato.
E in questo senso assume un ruolo fondamentale anche la Polizia Municipale, che dispone degli strumenti e delle competenze necessarie per contribuire al controllo del territorio, individuando e sanzionando — quando possibile — chi abbandona illegalmente i rifiuti.
Il contrasto all’abbandono indiscriminato non può infatti limitarsi alla rimozione dei rifiuti dopo che qualcuno ha segnalato il problema. Occorre anche lavorare sulla prevenzione, sulla presenza e sui controlli, affinché chi sporca sappia che quel comportamento può essere individuato e perseguito.
Allo stesso tempo, è necessario che l’amministrazione mantenga alta l’attenzione sulla manutenzione ordinaria: erbacce, arredi e infrastrutture danneggiate o fuori servizio sono elementi che, sommati tra loro, contribuiscono a creare una percezione di abbandono.
Ed è proprio questo il punto.
Non si tratta soltanto di qualche rifiuto lasciato per strada. Si tratta della percezione che una zona possa essere dimenticata, che nessuno controlli e che il degrado possa progressivamente diventare parte del paesaggio quotidiano.
Una città non può essere amministrata a zone. Ogni strada, ogni quartiere e ogni area abitata fanno parte dello stesso territorio e meritano attenzione.
Per questo la denuncia che arriva da via Emanuele Sansone dovrebbe rappresentare uno stimolo, non soltanto una polemica. Stimolo per l’amministrazione a verificare direttamente la situazione, programmare gli interventi necessari e rafforzare il controllo; stimolo per la Polizia Municipale a presidiare maggiormente le aree più esposte all’abbandono dei rifiuti; stimolo, infine, per i cittadini a continuare a segnalare e a non rassegnarsi al degrado.
Perché la tutela del territorio è una responsabilità condivisa, ma le responsabilità non sono tutte uguali.
Al cittadino spetta il dovere di rispettare gli spazi pubblici e di segnalare ciò che non va. All’amministrazione spetta invece il compito di governare, programmare, intervenire e controllare, utilizzando tutte le risorse e le forze a propria disposizione.
Non è sufficiente chiedere ai cittadini di segnalare il degrado.
L’amministrazione deve anche essere in grado di vederlo prima che diventi una normalità.
Via Emanuele Sansone, in questo senso, non dovrebbe essere soltanto l’ennesima segnalazione affidata ai social o a un video di denuncia. Dovrebbe essere l’occasione per tornare a parlare di una questione più ampia: la presenza concreta delle istituzioni sul territorio.
Perché una città realmente vissuta e tutelata è una città nella quale chi abbandona un rifiuto sa di poter essere visto e sanzionato, mentre chi vive quotidianamente quei luoghi sa di poter contare su un’amministrazione presente.
Il degrado non si combatte soltanto quando viene fotografato.
Si combatte soprattutto con la presenza, la manutenzione, il controllo e la capacità di intervenire.
Adriana Cavasino





























