Noi di Vivi Mazara, abbiamo contattato Igor Bisulli, uno dei due sub che ha scoperto il relitto romano nei fondali, al largo di Mazara e in esclusiva per la nostra testata giornalistica ha accettato di raccontarci questa storica esperienza. Intanto conosciamo meglio i due uomini protagonisti: Igor Bisulli, triestino trapiantato in Sicilia per la passione del mare e della subacquea in generale. Istruttore di apnea e pesca in apnea a livello fipsas, nonché ex agonista nazionale di pesca in apnea. Giacomo de Mola, anconetano di origine ma residente in Grecia. Grandissimo campione di pesca in apnea. Campione del mondo ad Arbatax nel 2021 e attualmente campione italiano in carica 2026.
Mi chiamo Igor Bisulli, sono un istruttore di apnea e di pesca in apnea a livello federale. Da sempre considero il mare un luogo capace di regalare emozioni difficili da descrivere a parole. In questo racconto voglio condividere con voi una delle mie esperienze subacquee più significative. Qualcosa che mi ha lasciato sensazioni, immagini e ricordi che mi accompagneranno per tutta la vita.
L’EVENTO
Recentemente, a Mazara del Vallo, si è svolta la massima competizione nazionale di pesca in apnea organizzata dalla FIPSAS, la Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee: il Campionato Italiano Assoluto. È proprio durante i giorni del Campionato che, quasi per caso, è iniziata una storia completamente diversa da quella che ci aspettavamo di vivere.
LA RICERCA
Durante una sessione di allenamento e di perlustrazione dei fondali dove si sarebbero svolti i Campionati Italiani, io, in qualità di assistente, e l’amico Giacomo De Mola, pluricampione internazionale di pesca in apnea, abbiamo individuato uno spot che, inizialmente, non sembrava avere nulla di particolarmente diverso da tanti altri presenti sul fondale. Poi, però, qualcosa ha attirato la nostra attenzione. Quello che a prima vista sembrava un normale agglomerato roccioso si è rivelato essere, invece, qualcosa di completamente diverso: un cumulo di antiche anfore, sorprendentemente ben conservate. Di fronte a una scoperta del genere, l’emozione è stata immediata. Ma, dopo i primi istanti di incredulità, abbiamo capito che non si trattava semplicemente di uno spot interessante per la pesca. Avevamo davanti una testimonianza del nostro passato. A questo punto, però, una premessa è d’obbligo. Il livello raggiunto dalle competizioni di questa particolare disciplina ha portato, come possibile “effetto collaterale” della ricerca metodica di nuovi spot, anche alla scoperta di antiche testimonianze del nostro passato. Il Mar Mediterraneo e, in particolare, le zone intorno alla Sicilia, custodiscono ancora numerosi tesori sommersi. Trovarli, però, richiede tempo, metodo, esperienza e una costante attività di esplorazione dei fondali. Nel caso specifico, è possibile che abbia avuto un ruolo anche il ciclone invernale Henry, che, oltre ad aver provocato ingenti danni lungo le coste siciliane, potrebbe aver contribuito a smuovere la sabbia dei fondali, anche a profondità vicine o superiori ai 50 metri, rendendo visibili elementi che in precedenza potevano essere rimasti nascosti.
SERENDIPITÀ
Io, triestino ma ormai siciliano adottivo, ho imparato da un amico trapanese un detto che, in questa occasione, calza davvero a pennello: “Mirai soccu vitti… zittai soccu un vitti.” Il concetto è quello della serendipità: trovare qualcosa di molto speciale mentre si sta cercando tutt’altro. Direi che è stato esattamente il nostro caso. Eravamo alla ricerca di nuovi spot per il Campionato e ci siamo imbattuti in una pagina di storia vecchia di oltre duemila anni.
LA SEGNALAZIONE
Dopo un primo momento di pura emozione — la faccia di Giacomo al momento della riemersione dal tuffo sulle anfore mi ha subito fatto venire in mente la locandina di Shining — abbiamo capito immediatamente che dovevamo attivarci per seguire il corretto iter di segnalazione del sito. È stata provvidenziale l’amicizia di Giacomo con Ninni Di Grazia, esperto sommozzatore e grande conoscitore del mare siciliano, che ci ha aiutato a entrare in contatto con le persone giuste. Abbiamo così avuto la fortuna di essere seguiti da Fabio Portella, uno dei maggiori esperti nazionali di archeologia subacquea. Fabio ha subito compreso l’importanza del ritrovamento e si è attivato, attraverso la Soprintendenza del Mare della Sicilia, per avviare le procedure necessarie alla segnalazione e alla successiva valutazione del sito. Ben presto è stato quindi possibile effettuare una prima analisi del relitto e del materiale presente sul fondale.
LE ORIGINI ADRIATICHE
Sono molti i tipi di anfore presenti, insieme a due grosse ancore e ad altri elementi che hanno permesso di ricondurre il relitto all’epoca romana, oltre duemila anni fa. Un dettaglio, però, ci ha colpito in modo particolare. Le anfore sembrerebbero essere state principalmente destinate al trasporto del vino e alcune di esse parrebbero avere una provenienza adriatica. Il caso vuole che sia io sia Giacomo siamo nati e ci siamo formati, dal punto di vista della nostra esperienza subacquea, proprio sull’Adriatico: lui ad Ancona e io a Trieste. Trovarci, a distanza di tanti anni e a migliaia di chilometri da casa, davanti a un relitto con possibili legami proprio con il mare nel quale abbiamo iniziato a immergerci, ci è sembrata una coincidenza davvero singolare. L’abbiamo interpretata come un piccolo, curioso segno del destino. E, naturalmente, non abbiamo potuto fare altro che sorridere.
IL CAMPIONATO
Per la cronaca, il Campionato Italiano ha visto Giacomo De Mola risultare vincitore al termine dell’unica giornata di gara disputata nelle acque del famoso “Biscione”, poco a nord di Mazara del Vallo. La manifestazione è stata successivamente interrotta a causa di un incidente occorso al nostro amico Valerio Losito. Sono stati giorni di grande apprensione, ma fortunatamente, dopo qualche tempo, la situazione si è risolta nel migliore dei modi.
IL SOPRALLUOGO UFFICIALE
Mercoledì 5 agosto si è svolta l’ispezione ufficiale del sito da parte della Soprintendenza del Mare della Sicilia e del Nucleo Sommozzatori dei Carabinieri, provenienti da Messina. All’operazione hanno partecipato anche i Carabinieri del mare provenienti da Trapani e un reparto specializzato nella tutela dei beni culturali con base a Palermo. Abbiamo avuto l’onore, in qualità di scopritori del sito, di essere presenti all’operazione a bordo dell’imbarcazione dei Carabinieri di Trapani. È stata un’esperienza estremamente istruttiva. Tutti i componenti della spedizione si sono dimostrati disponibili e hanno risposto alle nostre numerose curiosità, permettendoci di comprendere meglio quanto lavoro, competenza e attenzione siano necessari per studiare, proteggere e valorizzare un ritrovamento di questo tipo. Per noi, che siamo arrivati a queste anfore cercando tutt’altro, è stato anche un modo per vedere da vicino cosa succede dopo una scoperta. La nostra parte, in fondo, è stata quella di vedere qualcosa che non avevamo mai visto prima e avere la consapevolezza che meritasse di essere segnalato. Da quel momento in poi, il compito è passato nelle mani di chi ha gli strumenti e le competenze per raccontarne davvero la storia.
E ADESSO?
Speriamo vivamente che le future indagini possano permettere di conoscere ulteriori dettagli sulla storia di questo relitto e, più in generale, sulla storia marittima del Mediterraneo di oltre duemila anni fa. Chissà quante altre informazioni saranno ancora nascoste sotto quella stessa sabbia. E chissà quante altre volte, andando in mare alla ricerca di qualcosa, ci capiterà di trovare tutt’altro. Una cosa, però, è certa. Questo ritrovamento ci ha regalato qualcosa che va ben oltre la soddisfazione di aver individuato un nuovo spot. Ci ha permesso, per qualche istante, di entrare in contatto con una storia iniziata più di duemila anni fa. E speriamo che questa scoperta possa contribuire, nel suo piccolo, a valorizzare ulteriormente la splendida città di Mazara del Vallo, che abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare durante la nostra permanenza in occasione dei Campionati Italiani di pesca in apnea. A volte il mare non ti dà quello che stai cercando. Ti dà qualcosa di molto più grande.
(Nella foto: da sinistra Igor Bisulli e Giacomo De Mola)
Igor Bisulli





























