Questa mattina, sulla spiaggia di Tonnarella a Mazara del Vallo, il mare era calmo e la luce intensa. L’aria era resa gradevole da un venticello di ponente. L’acqua, sebbene piuttosto fredda, manteneva la sua caratteristica limpidezza e trasparenza: qualità che rendono questo mare così puro.
Tonnarella non è bella solo per campanilismo: è una spiaggia che si fa apprezzare al tatto, sicura per la balneazione grazie a un fondale basso e progressivo, profondo in media 30 cm fino a oltre cinquanta metri dalla riva. È un mare sicuro, particolarmente adatto alle famiglie che desiderano vivere l’acqua in tranquillità. Chi ama la purezza, la trasparenza e la dolce carezza delle onde trova qui un luogo ideale.
L’accoglienza delle persone, fortunatamente, c’è sempre stata. Ciò che purtroppo manca è l’accoglienza urbana: la strada è sporca, non viene pulita, e lungo le cunette si accumulano sabbia e rifiuti. La segnaletica è quasi assente, le informazioni sono scarse, e muoversi per chi non conosce il territorio è come inoltrarsi in una giungla. Questo è un limite enorme per un luogo che ambisce ad attrarre turismo.
Basterebbero piccoli interventi: un piano di prevenzione del degrado urbano, maggiore attenzione all’educazione civica, allo smaltimento corretto dei rifiuti. Ancora oggi si vedono sacchetti lasciati davanti ai cancelli, offrendo uno spettacolo indecoroso. Non è solo responsabilità dell’amministrazione comunale: serve anche il buon senso civico della cittadinanza. Ma è altrettanto vero che le istituzioni devono fornire visione e strumenti. Non basta dire che “la città è pronta ad accogliere i turisti”: non è vero. Manca una reale volontà politica e amministrativa di affrontare, anche con scelte impopolari, la strada del cambiamento che non può essere l’ esempio di una pista ciclabile.
Il cittadino si educa con l’esempio, come un bambino con le azioni del genitore. Servono buon senso, pazienza, coraggio. Anche di fronte a critiche sterili o strumentali.
Serve un piano d’interesse condiviso con le società di trasporti interurbani, con gli aeroporti, le stazioni, le strutture ricettive, i ristoratori, gli operatori dell’informazione. Occorre conoscere con precisione la capacità ricettiva della città per poter pianificare un’adeguata strategia di incoming e partecipare in modo credibile alle fiere turisticheInternazionale, perché abbiamo un ambiente naturale marino, costiero e agricolo affascinante, un patrimonio storico e monumentale ricco, una storia millenaria, una cucina d’eccellenza e vini tra i più pregiati del Paese. Non a caso Mazara è stata il porto peschereccio con la flotta navale più numerosa d’Italia e d’Europa, e possiede la superficie vitata più vasta d’Europa per la coltivazione di vitigni di pregio.
E abbiamo anche un’identità artigianale e operaia che merita attenzione e rispetto. Un esempio emblematico è il quartiere di Trasmazzaro, storicamente cuore della cantieristica navale mazarese. Qui, fra capannoni, officine e saperi tramandati da generazioni, si respira ancora oggi una cultura del fare che rappresenta un patrimonio immateriale di altissimo valore antropologico. Quei cantieri raccontano non solo un’economia, ma un modo di vivere, di parlare, di abitare lo spazio urbano. Trasmazzaro è un laboratorio di identità che deve essere tutelato, valorizzato e messo in dialogo con il resto della città — non marginalizzato.
Ciò che manca è una conoscenza profonda e diffusa del nostro territorio. L’analisi tecnica spetta agli esperti, ma occorre innanzitutto immaginare come raccontare e valorizzare la bellezza storica e culturale di una città marinara, che ha un fiume navigabile per oltre due chilometri — una risorsa che poche città europee possono vantare. Qui è realmente possibile sviluppare un turismo fluviale, un’attrazione unica nel panorama siciliano, che tuttavia non può nascere da iniziative isolate, ma necessita di un progetto sistemico tra pubblico e privato.
Mi auguro che le mie parole non vengano percepite come lamentele didascaliche, ma come un invito a risvegliare la coscienza collettiva. Svegliamoci, perché questa pandemia – per quanto artificiosa – ci ha lasciato un’opportunità: quella della ripresa e della resilienza. Non lasciamola andare sprecata, perché a pagarne il prezzo è il futuro della città!