A Mazara del Vallo sembra essere tornata puntualmente la stagione delle candidature. Con le elezioni regionali all’orizzonte, si moltiplicano i nomi dei possibili candidati, le ambizioni personali e le disponibilità a scendere in campo. Ma dietro questa apparente vivacità politica si nasconde una questione che meriterebbe ben altra attenzione: quale progetto concreto si sta costruendo per dare a Mazara una rappresentanza in seno all’Assemblea Regionale Siciliana?
Ancora una volta sembra prevalere la logica dei singoli nomi rispetto alla necessità di individuare una strategia condivisa. Ognuno sembra voler ritagliarsi il proprio spazio, ma la politica non dovrebbe essere una competizione per soddisfare ambizioni personali. Dovrebbe essere, prima di tutto, uno strumento per rappresentare una comunità, difenderne gli interessi e costruirne le prospettive di sviluppo.
Il rischio è quello di ripetere uno schema già visto: frammentare le forze, moltiplicare le candidature e disperdere il consenso, senza riuscire a trasformarlo in una rappresentanza politica effettiva. E mentre si moltiplicano i papabili, resta una domanda fondamentale: chi sta lavorando per fare in modo che Mazara abbia davvero una voce nelle istituzioni regionali?
La legge elettorale siciliana prevede una soglia di sbarramento del 5% per le liste, un elemento che dovrebbe indurre a una seria riflessione politica prima di moltiplicare le candidature e le iniziative elettorali. Non basta avere un candidato, non basta presentare un nome conosciuto, non basta costruire una campagna attorno a una singola ambizione. Occorre una forza politica organizzata, una proposta credibile e una capacità di aggregazione che vadano oltre gli interessi individuali.
Il problema, dunque, non riguarda soltanto le prossime elezioni, ma il modo stesso di intendere la politica. Mazara non può continuare a essere considerata soltanto un bacino di voti da attivare quando arrivano le scadenze elettorali. Ha bisogno di una rappresentanza che sappia seguire le questioni del territorio, intercettare le risorse regionali, confrontarsi con le istituzioni e portare avanti progetti concreti.
Dallo sviluppo del porto alla pesca, dall’agricoltura al turismo, dalle infrastrutture alla sanità, dalle politiche per il lavoro alla valorizzazione delle attività produttive: le questioni sul tavolo sono tante e richiedono una presenza politica costante, non una comparsa in campagna elettorale.
Continuare a inseguire una politica fatta di personalismi, senza una visione comune, significa rischiare di riproporre le stesse difficoltà e di lasciare irrisolte le questioni che da anni frenano la crescita della città. E questo vale non soltanto per Mazara, ma per l’intera Sicilia, che avrebbe bisogno di una classe politica capace di ragionare in termini di sviluppo, programmazione e interesse collettivo.
La domanda che la politica mazarese dovrebbe porsi è semplice: vogliamo continuare a contare quanti candidati ci sono oppure iniziare a ragionare su quanti risultati possiamo ottenere?
Perché una candidatura dovrebbe rappresentare il punto di arrivo di un progetto politico e territoriale, non il punto di partenza di una corsa individuale.
Mazara ha bisogno di una politica che sappia guardare oltre la prossima tornata elettorale. Una politica che smetta di rincorrere le poltrone e cominci a costruire prospettive. Perché il futuro di una città non si misura dal numero di candidati che riesce a esprimere, ma dalla capacità di trasformare la rappresentanza in opportunità, sviluppo e risultati concreti.
Adriana Cavasino
























