Riceviamo e pubblichiamo integralmente le considerazioni di una cittadina ai fatti accaduti al Consiglio comunale del 27 febbraio scorso.
Nel Consiglio comunale del 27 febbraio scorso coloro che lo hanno visto hanno assistito ad un esercizio della democrazia, esercitato dal costruttivo confronto tra opposizione e maggioranza, o ad una difesa senza se e senza ma di chi il potere lo esercita?
Tutto nasce a seguito dell’intervento di un consigliere di opposizione in cui lamenta l’assenza del sindaco dalla citta, concetto espresso con rispetto e anche motivato nell’intervento, invito coloro a cui questa querelle interessa (e non è detto che interessi) a rivedere il video del consiglio comunale.
Il sindaco interviene (a microfoni spenti) con “un’espressione fuori microfono certamente sopra le righe” (cit).
Conseguenza del fatto: l’abbandono dell’aula da parte dei consiglieri di opposizione.
La questione sembra superata fin quando non viene pubblicato un comunicato stampa del dell’Intergruppo a sostegno del Sindaco, che annovera tra i suoi componenti anche 2 assessori ed il presidente del Consiglio comunale, oltre che vari consiglieri di maggioranza.
Nel comunicato si parla di “pesanti insulti personali” rivolti al Sindaco, si parla di “affermazioni gravemente false e fuorvianti rispetto alla presenza e al lavoro costante del Sindaco” e si definisce “reazione istintiva” quella del sindaco. Insomma, invocano il principio per cui “il confronto dovrebbe sempre mantenersi entro i limiti della correttezza reciproca e della verità”.
Da cittadina che ha seguito quella seduta di Consiglio comunale e dalle dichiarazioni fatte giorni dopo l’accaduto, mi permetto di fare una riflessione.
Il punto non è difendere o attaccare qualcuno. Il punto è il rispetto delle istituzioni e del ruolo che ciascuno ricopre. Proprio per questo motivo sorprende leggere di “pesanti insulti personali” rivolti al Sindaco, perché nella registrazione del Consiglio tali insulti non risultano.
E si ha l’impressione che il ruolo dei consiglieri di maggioranza sia ormai quello di intervenire nello spazio pubblico esclusivamente per difendere il Sindaco, qualunque cosa accada e senza mai una parola di equilibrio o di autonomia.
Ed è proprio questo che dovrebbe far riflettere.
Il Consiglio Comunale non è un luogo di fedeltà personale. È un’istituzione democratica. I consiglieri non sono chiamati a proteggere una persona, ma a rappresentare i cittadini e a contribuire al confronto pubblico con la propria autonomia di giudizio.
Per questo viene spontaneo porsi una domanda semplice: è ancora possibile, all’interno della maggioranza, esprimere un pensiero libero e critico senza che questo venga interpretato come un attacco politico?
Una comunità cresce quando il confronto è libero, quando le istituzioni sono rispettate e quando chi esercita il potere accetta anche il dissenso affinando, possibilmente, la capacità di ascoltarle le critiche; nella stessa misura una comunità non ha bisogno di difensori del potere, ha bisogno di rappresentanti liberi.
Anna Quinci



















