A consegnare il riconoscimento è stato Natale Tranchida, figlio della professoressa Maria Cristina Gallo, la docente di Mazara del Vallo scomparsa nell’ottobre 2025, la cui coraggiosa battaglia per la verità ha lasciato un segno profondo nella comunità e nell’opinione pubblica. Alla serata è intervenuto anche, con un videomessaggio, il vicepresidente della Camera dei deputati Giorgio Mulè, che ha voluto partecipare a un momento dedicato alla memoria di Cristina e al valore civile della sua testimonianza.
Il premio è stato assegnato a Palazzolo per il rigore, il coraggio e la determinazione con cui ha contribuito a portare alla luce affari e trame di Cosa nostra, ricostruendone le reti di potere e le infiltrazioni nel tessuto economico e sociale.
Dalle inchieste sulla criminalità organizzata e sui suoi interessi nella gestione della spiaggia di Mondello fino agli approfondimenti sui rapporti tra sanità, appalti e potere in Sicilia, il suo lavoro ha contribuito a illuminare zone d’ombra e a richiamare l’attenzione pubblica sulle responsabilità di chi gestisce il potere e le risorse collettive.
La motivazione sottolinea il valore di un giornalismo esercitato «con la schiena dritta», senza arretrare di fronte alle minacce e ai rischi personali. Un lavoro che restituisce pieno significato al diritto dei cittadini di conoscere e al dovere di informare, considerati presidi irrinunciabili della democrazia.
È proprio questa idea di giornalismo a legare idealmente Palazzolo a Maria Cristina Gallo: due percorsi differenti, uniti dalla scelta di non tacere davanti alle verità scomode e dalla convinzione che denunciare le criticità e chiedere l’accertamento delle responsabilità sia un servizio reso all’intera collettività.
La sua determinazione, la volontà di non arrendersi e il rifiuto di accettare il silenzio come risposta sono diventati il fondamento morale del premio che porta il suo nome.
Particolarmente significativa è l’espressione «la schiena dritta», con cui la professoressa era solita esortare e motivare i propri studenti. Un insegnamento che ha incarnato fino in fondo, trasformando la denuncia in una testimonianza di responsabilità civile.
Il Premio Maria Cristina Gallo vuole così riconoscere in chi indaga, documenta e denuncia senza lasciarsi intimidire lo stesso senso di responsabilità verso la comunità che ha guidato la professoressa nella sua battaglia.
“Maria Cristina Gallo ci ha lasciato un’eredità importante: la verità non può essere messa a tacere e il coraggio di cercarla e denunciarla è un servizio alla libertà, alla giustizia e alla dignità di tutti. È questo il messaggio che il premio consegnato sabato sera vuole continuare a trasmettere, ben oltre i confini del festival.” dichiara il direttore del Festival Roberto Rubino.
Giacomo D’Annibale (tessera Odg 188856)
Foto, sul Palco da sinistra: Il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, Roberto Marrone, Catia Catania, Giuseppe Ciulla, Roberto Rubino, Natale Tranchida e Salvo Palazzolo.
Foto premiazione: Il direttore del Festival Roberto Rubino, Natale Tranchida, figlio di Maria Cristina Gallo e Salvo Palazzolo






















